Il dono del coltivatore custode

 In Coltivatori custodi

Mia nonna era una donna energica e vitale. La ricordo più come una persona di fatti che di parole. Amava la sua terra in modo viscerale e attraverso la sua tenacia è riuscita a tramandare prima ai miei genitori e poi a me l’amore per l’azienda agricola di famiglia. Ogni volta che guardo le valli e i campi il mio pensiero vola a lei, a quello che avrebbe fatto o detto in alcune circostanze e mi chiedo: “Sarebbe contenta di come mi prendo cura della “sua” terra?

Da quando ho iniziato ad occuparmi dell’Azienda agricola di famiglia mi faccio guidare da questa domanda e agisco in modo da rispettare i valori che mia nonna mi ha trasmesso.

La proprietà di famiglia su cui è nata l’azienda agricola si trova in Toscana, in provincia di Arezzo. Qui mi dedico alla produzione di olio, vino e soprattutto grano. Lo faccio nel pieno rispetto della natura, applicando i principi dell’agricoltura naturale perché credo che sia possibile vivere in equilibrio con il creato, senza dominarlo né ferirlo, semplicemente prendendosene cura ogni giorno. Perché dove c’è cura c’è amore ed è dall’amore che nascono i frutti migliori.

Quali sono gli adempimenti del coltivatore custode?


Sono cosciente del ruolo svolto dai piccoli contadini come me, che non disboscano, non estirpano e non usano tecniche di coltivazione aggressive.

E col tempo ho scoperto che questo modo di vivere in armonia con la natura, preservando le specie viventi che rischiano di scomparire, significava essere un coltivatore custode.

Mi sono informata presso la mia Regione e ho scoperto che esistono delle liste in cui avrei potuto iscrivermi per continuare questo percorso e così ho fatto.

Da diversi anni ormai sono un coltivatore custode di frumento, in particolare delle varietà Inallettabile, Gentil Rosso e Frassineto che sono delle varietà di grano tenero particolarmente adatte per fare dolci e pane.

Significa che mi occupo della conservazione di queste specie che sono a rischio di estinzione e tutelo i semi da contaminazioni e alterazioni esterne. Lo faccio continuando a coltivare questi grani, perché questo non è solo il modo migliore per proteggerli ma anche per arricchire la biodiversità, sempre più uniformata alle assurde logiche del mercato. Ogni anno tecnici ed esperti eseguono dei controlli per verificare il modo in cui svolgo il mio lavoro e in più sono tenuta a donare una piccola parte di semi per la custodia presso la banca del germoplasma.

La varietà di grano duro che da sempre si coltivano nei nostri campi viene trasformata in farina tramite la molitura a pietra. La farina viene lavorata in modo artigianale per farne principalmente pasta, nei formati più cari alla tradizione italiana. Ricevo molti apprezzamenti dopo il primo assaggio e oggi le richieste di ordini arrivano anche online e da tutto il mondo.

Chissà cosa direbbe la mia nonna…

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